Testa di Psiche

I.9. Testa di Psiche
Olio su carta, cm 58,5×43,5

Dal 1839 al 1842 De Napoli soggiorna a Roma per allargare i suoi orizzonti, per arricchire il suo bagaglio culturale. Nella città eterna ha contatti con molti artisti e, in particolare, con Vincenzo Camuccini. La sua cultura si apre ai modelli della classicità greca e romana. Nell’ambito di questa esperienza romana si colloca questo studio di Testa di Psiche, preparatorio per l’opera definitiva Prometeo che plasma l’uomo con l’argilla (1841, Napoli, Capodimonte), che portò negli ambienti artistici una ventata di novità ed indicò nuove strade da seguire.
La fanciulla, raffigurata di profilo a destra, con testa e sguardo rivolti verso l’alto, simboleggia l’anima o la Psiche che rianimò, per volere di Minerva, dea della sapienza, la statua creata da Prometeo, il titano figlio di Giapeto e fratello di Atlante. Ammirevoli sono i lineamenti del viso di Psiche, pervasi di eleganza, diafanità, candore angelico. Un’opera disposta secondo una sapiente regia che denota l’impronta di una forte personalità che dice qualcosa di veramente nuovo ed originale con una capacità artistica straordinaria: “disegnava benissimo e dipingeva con una sicurezza olimpica, alla prima, senza ritocchi, senza pentimenti (…) Come avrebbe dovuto dipingere un pittore greco (…) Si diceva che questo fosse lo stile sublime per l’arte classica (…) Tanto che la stessa idealità lo condusse a fare il ‘Prometeo’ a Roma, e divenne ispirazione e guida” (D.Morelli,discorso commemorativo su F.Palizzi, 21 giugno 1900).
(V.B.)

Bibliografia: N. Paloscia, Catalogo illustrativo della Pinacoteca De Napoli, Bitonto 1898, n. 568; M. D’Orsi, Catalogo della Pinacoteca De Napoli in Terlizzi, Bari 1939, n. 3.
Scheda Catalogo Generale Soprintendenza BSAE della Puglia: 1600000010, Ch. Farese Sperken, 1973