San Francesco d’Assisi mostra le stigmate ai suoi monaci

IV.41. San Francesco d’Assisi mostra le stigmate ai suoi monaci
Matita, carboncino e gesso su carta, cm 160×100

Al centro della scena si colloca la figura del santo, seduto sopra una roccia e raffigurato nell’atto di mostrare le stigmate agli altri frati, suddivisi in due gruppi posti lateralmente. Sullo sfondo si staglia un paesaggio roccioso al quale è possibile ricondurre uno studio realizzato ad olio su carta e conservato nella Pinacoteca di Terlizzi (vedi scheda n. 59 in questo catalogo). Il disegno, di grande formato, costituisce uno studio per la pala d’altare realizzata nel 1851 per la chiesa di S. Francesco a Gaeta e non più collocata per le modifiche apportate al tempo all’ancona cui era destinata. L’opera, oggi conservata presso il Museo di Capodimonte a Napoli, fu presentata alla Esposizione di Belle Arti di Napoli nel 1851, premiata con medaglia d’oro e acquistata dal re Ferdinando II di Borbone (cfr. C., S. Francesco d’Assisi, in “Poliorama Pittoresco”, XIV, 1852, pp. 1-3; C. Dalbono, Sopra alcune opere di Michele De Napoli, in Albo Artistico Napoletano, a cura di M. Lombardi, Napoli 1853, pp. 146-148; F. Napier, Notes on modern Painting at Naples, London 1855; G. Gozzoli, Cenni sul pittore Michele De Napoli, Roma 1883, pp. 11-12; V. Bindi, Artisti napoletani. Michele di Napoli, in “Arte e Storia”, 1884, 46, p. 364; Ch. Farese Sperken, Per una rivalutazione della pittura dell’Ottocento in Puglia: Michele De Napoli, Francesco Spinelli, Giuseppe De Nittis, in “Archivio Storico Pugliese”, XXVIII, 1975, p. 358; L. Zingarelli, Note bio-bibliografiche sugli Architetti, Pittori e Scenografi dei Teatri di Bari (1800-1854), in V.A. Melchiorre, L. Zingarelli, Il Teatro Piccinni di Bari, Bari 1983, p. 197; C. Gelao, De Napoli, Michele, in Dizionario Biografico degli Italiani, XXXVIII, Roma 1990, p. 695). Appare interessante riportare l’entusiastico commento espresso da Francis Napier nel 1855 e ripreso da Vincenzo Bindi nel 1884: “Il Santo non è dipinto nel momento di ricevere le stimate dall’Angelo Crocifisso, ma nell’atto di mostrare quei segni di divino favore alla venerazione de’ suoi discepoli. La figura del Santo, abbastanza espressiva di divota umiltà, può dirsi tuttavia un pò dura e tirata; ma le teste e gli atteggiamenti de’ frati circostanti sono vigorosi, pieni di vita e felicemente variati. (…) Il paese nel fondo del quadro, di merito più che comune, è stato dipinto dal Sig. Franceschini”. Apprendiamo così di un rapporto di collaborazione dell’artista con il paesaggista Vincenzo Franceschini (Casandrino 1812-1884), allievo di Pitloo e del Marsigli, attivo a Napoli e a Roma, attento prima alle istanze della Scuola di Posillipo e in seguito sensibile alla pittura romantica di ambito romano. Dal critico toscano Giovanni Gozzoli, che cita il dipinto come “S. Francesco d’Assisi che rivela ai suoi fidi seguaci le stimmate impressegli dal Signore nella visione del Serafino”, rinviene, inoltre, la notizia che nel 1883 la tela a Capodimonte appariva “sensibilmente deteriorata, perocchè una mano brutale, a fin di lavarla, ne portò via il colore in più luoghi, ristaurandola poi pessimamente”. Nel 1887 fu realizzata da Giuseppe Sabbione una copia del dipinto da collocarsi nella chiesa di S. Francesco a Gaeta (cfr. Archivio storico campano compilato da alcuni cultori di storia e letteratura patria, diretto da A. Broccoli, Caserta 1890, v. 1, t. 2, pp. 126, 133).
F.P.

Bibliografia: N. Paloscia, Catalogo illustrativo della Pinacoteca De Napoli, Bitonto 1898, n. 290; M. D’Orsi, Catalogo della Pinacoteca De Napoli in Terlizzi, Bari 1939, n. 213.
Numero Catalogo Generale Soprintendenza BSAE della Puglia: 1600000345, Ch. Farese Sperken, 1973