Ritorno dal calvario

III.27. Ritorno dal calvario
Olio su tela, cm 60×47,2

In questo bozzetto, di più grandi dimensioni e notevolmente rifinito, abbiamo un’altra versione del Ritorno dal sepolcro questa volta più “teatrale” e drammatica e incentrata sullo svenimento della Madonna, fulcro reale e ideale della composizione, con il braccio penzolante privo di energia vitale, sorretta da Maria di Cleofa e Maria Salome. Una di esse, quella che sorregge Maria sotto le braccia, guarda allo spettatore per accrescerne la commozione e suscitare la com-passione al luttuoso evento. Alle spalle della Madonna, che divide diagonalmente il dipinto con il suo corpo irrigidito dagli spasmi, trova posto la figura barbuta di un uomo di mezza età che è tradizionalmente riconosciuto come l’apostolo Giovanni sebbene l’iconografia tradizionale del discepolo prediletto lo raffiguri sempre alquanto giovane. La scena figurata si completa con Maria Maddalena, riversa a sinistra su alcune rocce, colta nel pianto disperato e scomposto, enfatizzato dai gesti concitati delle mani nella chioma scapigliata. Assai dettagliata anche la definizione del paesaggio con rocce e arbusti, che sfuma verso il Golgota rischiarato dalla luce calda del tramonto primaverile. La scena differisce sensibilmente dalle numerose versioni del Ritorno, come pure dal dipinto della Cattedrale di Terlizzi. Essa è sicuramente da ritenersi il bozzetto dell’opera destinata ad una non ben precisata chiesa napoletana ipotesi corroborata dalla presenza nella Pinacoteca terlizzese di un cartone, misura cm. 190×150,3, che riproduce fedelmente il soggetto in questione con figure a grandezza naturale. La piena e perfetta aderenza del nostro studio al quadro per la chiesa della capitale, è provata dal “cartone del Professore Michele De Napoli” raffigurante “Le quattro Marie e S. Giovanni appiedi del Calvario” pubblicato nel Polioramo Pittoresco del 1852 (anno XIV, p. 209), a corredo della nota critica di G. Borghini (p. 210-211). In essa, come poi ripreso anche da altri critici moderni, il Borghini sottolineò la “mirabile espressione si affetto in questo raggruppamento felicissimo delle tre figure, le quali sono legate insieme ancor più dal dolore diverso che apparisce in quei volti”, non nascondendo la sua piena ammirazione per un artista fedele “a quel principio supremo che riconosce nella arti un solo oggetto, quello di rivelare la verità sotto forme sensibili”. Nel dipinto si avverte la lezione dei grandi maestri a fondo studiati negli anni negli anni, da poco trascorsi, del pensionato a Roma: nel modellato delle figure, nella tavolozza brillante come pure in alcune suggestioni da Raffaello e in puntuali citazioni da Michelangelo: la testa coperta da panno bianco della Maria che sorregge la Vergine rinvia direttamente alla Sibilla delfica nella Sistina.
F.D.P.

Bibliografia: N. Paloscia, Catalogo illustrativo della Pinacoteca De Napoli, Bitonto 1898, dal n. 135 al n. 1140 bis, non identificabile; M. D’Orsi, Catalogo della Pinacoteca De Napoli in Terlizzi, Bari 1939, n. 183, tav. XIX.
Scheda Catalogo Generale Soprintendenza BSAE della Puglia: 1600000162, Ch. Farese Sperken, 1974