Ritorno dal calvario

III.24. Ritorno dal sepolcro
Olio su tela, cm 53,8×25,8

Il tema della scena, come per le numerose versioni e bozzetti, è più correttamente individuabile in un Ritorno dal sepolcro dopo il pietoso ufficio della sepoltura e non come comunemente, e a partire dalle critiche contemporanee e dal Paloscia, come Le Marie dopo l’espiazione al Calvario: di fatto, secondo i vangeli, la Vergine non abbandonò il corpo di Gesù sino a che non fu schiodato dalla croce e deposto nel sepolcro nuovo offerto dal ricco ebreo Giuseppe d’Arimatea. A ben guardare la scena del Golgota, che compare in lontananza con le tre croci infisse sul monte, è deserta mentre si vede, alle spalle delle figure, il sepolcro scavato nella roccia. In primo piano il gruppo dei tre dolenti avanza sommessamente verso sinistra: la Madonna sfinita dal dolore, indossa veste rossa e ampio mantello azzurro con cappuccio che lascia ancor più risaltare il pallore del viso; è sorretta da una figura giovanile riconoscibile nell’apostolo Giovanni. Tra i due, in secondo piano, una terza figura con fluente capigliatura e barba, è da riconoscere in Giuseppe d’Arimatea. Riversa al suolo, con le mani saldamente unite e portate al viso in un gesto di disperazione, è Maria Maddalena: veste di bianco mentre l’ampio mantello ocra avvolge con grandi pieghe le gambe. Le figure si stagliano avendo come sfondo un’alta roccia rischiarata, così come le sommità delle alture, dall’ultimo sole del giorno.
Il bozzetto fa parte di una nutrita serie di studi, disegni e bozzetti che sviluppano il tema del ritorno a cominciare dagli anni ‘50 e che troverà una versione definitiva nel dipinto, per molti aspetti simile ma con una differente posizione della Maddalena, nella Cattedrale di Terlizzi, opera firmata e datata 1885. A detta del D’Orsi quest’ultima, infatti, riprende “ancora una volta, un vecchio tema sbozzato in cartone fin dal 1852, per un quadro destinata ad una Chiesa napoletana” (D’Orsi 1939, p. 10). Il tema percorrerà quindi tutta la carriera artistica del De Napoli offrendo conferma, cosa per altro facilmente riscontrabile anche per le altre imprese pittoriche, del metodo di lavoro del nostro che studia ripetutamente le singole figure, i particolari, i gesti, le pose e poi gli insiemi assemblando le varie parti che scompone e ricompone sino alla versione definitiva.
Il nostro bozzetto potrebbe essere datato ai primi anni ’60 grazie alla data, 1863, apposta al bozzetto (scheda n. 25) accanto alla firma e dedica a Vito Fornari, recente acquisto del Comune di Terlizzi. Da notare la differente reazione psicologica dei personaggi all’evento luttuoso: al dolore composto e ormai interiorizzato della Vergine che ha già pianto tutte le sue lacrime, contrasta la disperazione della Maddalena riversa sul terreno brumoso, mentre i due personaggi maschili avanzano lentamente e con lo sguardo basso in preda ad intima mestizia. La natura, resa con i toni spenti di un freddo tramonto primaverile che arrossa con gli ultimi bagliori le nubi a strati e a sbuffi, sembra partecipare con una quiete irreale al dramma terreno di Gesù e dell’umanità.
F.D.P.

Bibliografia: N. Paloscia, Catalogo illustrativo della Pinacoteca De Napoli, Bitonto 1898, dal n. 135 al n. 140 bis, non identificabile; M. D’Orsi, Catalogo della Pinacoteca De Napoli in Terlizzi, Bari 1939, n. 184; L. Dello Russo, L’Idea, la Natura e il Manichino ovvero la pittura di Michele De Napoli, in L. Dello Russo, V. Bernardi, Michele De Napoli, Terlizzi 1998, pag. 24-25, tav. XXV.
Scheda Catalogo Generale Soprintendenza BSAE della Puglia: 1600000161, Ch. Farese Sperken, 1974