Martirio di Santa Lucia

II.11 Martirio di santa Lucia

Inchiostro di china su tela preparata, cm 34×28

Dopo l’esperienza romana a Palazzo Farnese, de Napoli rientra a Napoli (1843). Nella città partenopea molti artisti contrastano i canoni dell’Accademia, considerati ostacolo alla creatività individuale. Durante l’arco di tempo che va dal 1842 al 1852 de Napoli riceve molte commissioni da parte di organismi ecclesiastici. La sua pittura, ad indirizzo storico-religioso, è influenzata dai Nazareni e dal “purismo accademico”.

Il disegno a penna su tela raffigurante il Martirio di santa Lucia è uno dei tanti studi preparatori per i due grandi affreschi di analogo soggetto per la chiesa di S. Lucia a Napoli, commissionati nel 1843 e portati a termine nel 1845. De Napoli doveva eseguire quattro dipinti: le prime due scene dovevano raffigurare due momenti del martirio di santa Lucia, da realizzare a fresco e da collocare nella cona dell’altare maggiore, le altre due dovevano rappresentare due virtù teologali, la Fede e la Speranza, da eseguire ad olio su tela e da collocare sulle due porte laterali, sul davanti della cona stessa. Il premio pattuito per tale commissione fu di seicento ducati. De Napoli eseguì solo gli affreschi, che andarono persi durante la seconda guerra mondiale a causa di un bombardamento che rase al suolo la chiesa. Negli anni successivi l’artista replicò lo stesso soggetto per la chiesa di S. Lucia della Giudaica a Salerno (cfr. O. Chiapperini, Michele De Napoli e Santa Lucia, in Festa di Santa Lucia,Terlizzi 2005, p.n.n.; A Pizzuti, Santa Lucia e la sua chiesa in Salerno. Storia, culto, tradizione, leggenda, Salerno 2008, pp.108-109). Degli affreschi perduti la Pinacoteca di Terlizzi conserva quattro grandi cartoni “disegnati e sfumati a tutto effetto, con fondi architettonici e figure a grandezza naturale” (N. Paloscia, Catalogo illustrativo della Pinacoteca De Napoli, Bitonto 1898, p. 8). Il disegno a penna su tela presenta la preparazione del martirio della santa, messa al rogo nel 304 d.C. durante le persecuzioni di Diocleziano: tre uomini forzuti la legano ad un palo mentre un altro prepara la legna e un uomo la guarda da vicino, in lontananza si riconoscono un gruppo di edifici e la folla. Lo studio rivela sicurezza disegnativa, morbidezza di linee e grande libertà stilistica. Si tratta di un’opera che si proietta verso “una sintesi accademica di naturalezza romantica e idealità classicheggiante” (L. Dello Russo, L’Idea, la Natura e il manichino ovvero la pittura di Michele de Napoli, in L. Dello Russo, V. Bernardi, Michele de Napoli, Ruvo di Puglia 1998, p. 25).

(V.B.)

Bibliografia: N. Paloscia, Catalogo illustrativo della Pinacoteca De Napoli, Bitonto 1898, nn. 9-11 non identificabile; M. D’Orsi, Catalogo della Pinacoteca De Napoli in Terlizzi, Bari 1939, n. 218; Ch. Farese Sperken, Per una rivalutazione della pittura dell’Ottocento in Puglia: Michele De Napoli, Francesco Spinelli, Giuseppe De Nittis, in “Archivio Storico Pugliese”, XXVIII, 1975, pp. 356-357.

Scheda Catalogo Generale Soprintendenza BSAE della Puglia: 1600033996, Ch. Farese Sperken, 1974