L’incredulita’ di San Tommaso

II.12
L’incredulità di san Tommaso
Olio su tela, cm 56×41

Gli anni Quaranta e Cinquanta dell’Ottocento rappresentano per De Napoli la florida stagione delle committenze religiose. L’artista si orienta verso tematiche storico-religiose, influenzato anche dalla pittura dei Nazareni tedeschi, corrente artistica che si prefiggeva di rinnovare l’arte seguendo la scia dei grandi maestri del Rinascimento. Michele de Napoli predilige inoltre i Carracci e si orienta verso il cosiddetto “purismo accademico”. L’opera qui presentata è databile alla metà degli anni Quaranta. Il primo ordinatore della Pinacoteca terlizzese, Nicola Paloscia, nel 1898 la definisce “Gesù e gli Apostoli”. Nel 1938 Mario D’Orsi, il secondo ordinatore, la individua come “Episodio biblico, Incredulità di san Tommaso, due Virtù”. La tela fa parte di un insieme di bozzetti preparatori per gli affreschi, non più eseguiti, per il nuovo cimitero di Napoli. Presenta quattro studi: una scena classica nella parte centrale, un episodio evangelico al centro della lunetta e due raffigurazioni di Virtù ai lati della lunetta stessa. La scena principale illustra un momento drammatico della vita di Julia, la vestale innamorata del generale romano Licinius: scoperto il suo amore, Julia viene accusata dal sommo sacerdote del tempio di Vesta di aver violato il voto di castità a cui erano sottoposte le vestali e allontanata con violenza dal tempio. In lontananza si intravedono i soldati di Licinius accorsi a liberare Julia. Nella parte centrale della lunetta è rappresentato l’episodio evangelico dell’incredulità di san Tommaso, uno dei dodici Apostoli, detto Didimo, che non aveva creduto alla resurrezione del Maestro. Il Cristo, attorniato dagli Apostoli, invita Tommaso, messosi in ginocchio, a guardare le sue mani trafitte e a portare la mano al suo costato. Ai lati dell’episodio evangelico sono dipinte due Virtù teologali, a sinistra la Speranza, a destra la Fede. I personaggi della lunetta vengono ripresentati da de Napoli anche in uno dei quattro studi di Cristo e gli Apostoli conservati presso la Pinacoteca terlizzese. La tela presenta una organizzazione spaziale tipica della prospettiva quattrocentesca. Si notano, soprattutto nella scena centrale, elementi di classicismo evidenziati nella gestualità e nelle forme dei personaggi. Un’opera, questa, in cui dominano tonalità cromatiche calde.
(V.B.)

Bibliografia: N. Paloscia, Catalogo illustrativo della Pinacoteca De Napoli, Bitonto 1898, nn. 77-80; M. D’Orsi, Catalogo della Pinacoteca De Napoli in Terlizzi, Bari 1939, n. 170.
Scheda Catalogo Generale Soprintendenza BSAE della Puglia: 1600034011, Ch. Farese Sperken, 1974